Prima Porta

Il piccolo nucleo di Prima Porta, formatosi nel medioevo, era così denominato da un arco romano in laterizi (per i viaggiatori e i pellegrini provenienti da settentrione il primo ingresso a Roma), del quale sopravvive un pilone accanto alla facciata seicentesca della chiesa dei SS. Urbano e Lorenzo. In alcuni antichi Itinerari (Itinerarium Burdigalense, e la Tabula Peutingeriana) a questo IX miglio della Flaminia è segnata una Stazione di Posta (mutatio) chiamata ad Rubras (presso la contrada che ha mantenuto il nome di Grottarossa) forse quella menzionata dal poeta Marziale (IV,64) in un epigramma nel quale descrive i luoghi della Campagna Romana visibili dal Gianicolo. Nella piana di Prima Porta, comunque, confluivano oltre alla Flaminia e alla Tiberina percorsi di collegamento tra l’ager veientanus, e la valle del Tevere, ed il luogo di incrocio (compitum) era monumentalizzato da strutture, parzialmente scavate nella roccia ed integrate con murature in opera reticolata comprendenti un sacello (forse poi divenuto la primitiva chiesetta di S. Lorenzo) e una fontanina quadrangolare con copertura a volta e decorazione dipinta a soggetti marini (la testa di Oceano tra pesci), costruita su un cunicolo. La collinetta alle spalle della chiesa ha rivelato resti di un presidio veiente (VI-V sec.a.C.), un piccolo santuario a terrazze con mosaici ed intonaci nel c.d. I stile pompeiano e grandiosi impianti idraulici. Sulle pendici occidentali della collina (attuale via della Villa di Livia), nel luogo del casale di S. Maria in via Lata, distrutto nel 1952, è stata rinvenuta una cisterna rettangolare, con un imponente deposito di materiali databili entro la prima metà del I secolo d.C.), forse da mettere in relazione al temporaneo abbandono della villa di Livia, alla morte di Nerone.


Tratto da Gaetano Messineo, Guida Archeologica del Parco di Veio, 2010