Consolato di Santa Fe

Dopo un periodo di incertezza, la sede di Rosario, in Argentina, sembrò al Ministero degli Affari Esteri la destinazione più idonea per Adolfo Rossi. L'assegnazione avvenne alla fine del 1911, mentre la nomina ebbe luogo il 29 febbraio 1912: da quel momento Rossi era ufficialmente il punto di riferimento per gli italiani stanziati nel nord est del Paese. Come aveva già fatto negli Stati Uniti, nella sua nuova sede non si limitò ai soli "compiti civili e commerciali" collegati alla carica, ma promosse attivamente lo sviluppo della comunità, promuovendone la coesione e la pacificazione interna. Una parte rilevante dei due anni che Rossi passò a Rosario fu dedicata a una ispezione nei territori del distretto consolare; si trattò di un evento "estremamente utile" anche dal punto di vista patriottico e morale, anche perché era "la prima volta che un console italiano compiva un viaggio così lungo in queste province".

Didascalie

104 Italiani nella provincia di Santa Fe, 1912. In Argentina gli italiani costituivano una componente particolarmente rilevante: in base al censimento del 1914 rappresentavano il 12% della popolazione totale, ed erano particolarmente numerosi nelle province di Buenos Aires, Santa Fe e Córdoba. A Rosario, dove aveva sede il consolato di Adolfo Rossi, erano circa 45000 e formavano il 20% degli abitanti della città. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 8, quaderno 3.

105 Lettera di Francesco Nitti ad Adolfo Rossi, 3 maggio 1912. Gli italiani di Santa Fe salutarono con gioia l'arrivo di Adolfo Rossi in qualità di console. In proposito Francesco Nitti scriveva all'amico: "godo assai dell'accoglienza simpatica colla quale meritatamente sei stato accolto nella nuova residenza". Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 10, fasc. 3.

106 La Patria degli Italiani, 1921. Il quotidiano, attivo tra il 1876 e il 1931, fu uno dei più influenti e autorevoli giornali degli emigranti. Nel 1912 sulle pagine di questo periodico si dette spazio al dibattito sul tema della cittadinanza, all'epoca particolarmente sentito a causa delle leggi che il Governo argentino aveva introdotto per assicurare una maggiore "argentinizzazione" degli immigrati. In generale, gli italiani in Argentina tendevano ad emarginare i connazionali naturalizzati; tale atteggiamento era giustificato anche da alcuni funzionari italiani, primo fra tutti il console a Córdoba Tito Chiovenda, che riteneva impossibile continuare a considerarli parte della comunità di origine. Su posizioni opposte si collocò Adolfo Rossi, che al contrario invitava gli emigranti ad acquisire la cittadinanza argentina. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 8, quaderno 1.

107 Lettera del marchese Filippo Crispolti, direttore della Lega italiana contro il duello, a Adolfo Rossi, 24 febbraio 1914. Nel documento il marchese lodava l'impegno di Adolfo Rossi e prometteva di inviargli "un pacco con stampati relativi all'antiduellismo". La pratica del duello era ancora molto diffusa tra gli italiani in Argentina, in particolare tra i militari, gli avvocati ed i giornalisti. Rossi vi si oppose con decisione; anzi, "alla prima occasione in cui [si trovò] in presenza di tutta la sua Colonia", espresse ai connazionali "il suo pensiero di vivace disapprovazione" sull'argomento. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 10, fasc. 2.

108 Lettera di Adolfo Rossi al Ministro plenipotenziario Vittore Cobianchi, 18 giugno 1913. Nel giugno 1912 nelle Pampas era iniziata una vasta agitazione agraria dovuta all'aumento dei fitti e alle speculazioni sulla terra. Per la maggior parte gli scioperanti erano lavoratori italiani: per questo motivo Adolfo Rossi sollecitò i suoi superiori perché fosse inviato un ispettore viaggiante nella provincia di Santa Fe, dove si trovava Alcorta, centro della rivolta. Poiché non c'era personale per condurre l'inchiesta, il console si offrì di partire di persona, sia per constatare le condizioni dei connazionali che per verificare l'adeguatezza della rete di agenzie consolari e viceconsolati esistenti nel distretto. Il viaggio iniziò il 1° luglio 1913, quando ormai le proteste si erano placate, e coinvolse le province di Santa Fe, di Entre Rios e Corrientes. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 10, fasc. 6.

109 Volantino della Gran Velada Musical in onore del Console Adolfo Rossi, 24 luglio 1913. Conscio dell'impossibilità di "viaggiare sconosciuto", come aveva fatto in Brasile, Adolfo Rossi si augurava di riuscire a "frenare più che mi sarà possibile la tendenza ai banchetti". In realtà, gli eventi in onore del console furono numerosissimi - nel solo mese di luglio le cene e i pranzi celebrativi furono undici. In generale, Rossi fu sorpreso dai sentimenti patriottici della comunità italiana - tanto più che cominciavano a crearsi una frattura tra i migranti e i loro figli, che sentivano molto meno forte il legame con la madrepatria. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 12.

110 Chaco argentino, 1913. Il viaggio di Rossi lo portò a visitare i connazionali "casa per casa, capanna per capanna": era il suo intento "vedere tutti, ricchi e poveri, proprietari, fittavoli e braccianti." Nelle sue relazioni alle autorità superiori il console sottolineava l'opportunità di aprire nuove agenzie consolari in centri che avevano acquisito importanza solo in tempi recenti. Soprattutto, però, avvertiva che "nella provincia di Santa Fe non vi è più posto assolutamente": era necessario siglare con l'Argentina un trattato di lavoro che permettesse l'ingresso ai soli lavoratori a cui si poteva assicurare un'occupazione. Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 8, quaderno 3.

111 "Un bravo console", Domenica del Corriere, ottobre 1913. Nell'estate 1913 scoppiò una epidemia di peste bubbonica a Cañada Rosquin, sede di una numerosa colonia di italiani. Mentre le autorità locali fuggirono per evitare il contagio, Adolfo Rossi "senza averne alcun obbligo neppur morale" ottenne il permesso di recarsi nella zona infetta, dove rimase dal 12 settembre fino alla fine dell'emergenza: "il suo arrivo fu una benedizione per gli italiani che si sentirono subito riconfortati". Segnatura: Archivio di Stato di Rovigo, Rossi Adolfo, b. 6, quaderno 2.