La Biblioteca attraverso l'Archivio

Durante i lavori di ricerca propedeutici alla preparazione della mostra sono stati per la prima volta esaminati i fascicoli che contenevano numerosi documenti relativi alla vita della Biblioteca, indicativamente dalla sua fondazione fino alla metà degli anni Cinquanta. Un trentennio pieno di iniziative e di attività ma soprattutto ricco di costanti attenzioni per il servizio offerto e per gli strumenti biblioteconomici posti in essere. La vocazione di questa Biblioteca, infatti, risulta sin da principio specializzata e specialistica, orientata agli utenti di una comunità scientifica definita, a supporto dei quali vengono approntati anche accurati strumenti di fruizione del servizio offerto. Sono numerose le relazioni periodiche che rendicontano il lavoro svolto quotidianamente da parte del personale così come sono molteplici i documenti d’archivio sull'andamento del lavoro in Biblioteca che confermano l'attenzione alla gestione della stessa.

Il corpus documentale che risulta complessivamente di maggior interessante, in questo gioco di specchi incrociati archivio-biblioteca-archivio, è il fascicolo contenente gli appunti presi in vista della relazione ufficiale da presentare nel 1948. In questo lavoro di sintesi si toccano tutti gli argomenti che sono di maggior interesse per lo studio delle biblioteche.

1. Le discipline

Dallo schema di collocazione della Biblioteca ricaviamo le informazioni sulle materie oggetto di studio in questo che doveva ed era l’istituto di riferimento in Italia per la Medicina sociale. L’elencazione delle materie procede per armadi ed è organizzata in palchetti. Per dare un’idea sommaria ma significativa: ampiamente rappresentate le malattie (dalla tubercolosi alle malattie veneree) e le terapie (elioterapia), così come quelli che potremmo definire i mali del tempo (l’alcolismo addirittura merita ben due voci una per le opere di carattere scientifico una per le opere di carattere propagandistico[1], curata anche la copertura rispetto ad opere di propaganda specifica (educazione igienica nella scuola e propaganda igienica agli adulti); interessanti i termini nuovi come metapsichica (coniato da Ch. Richet fisiologo parigino socio straniero dei Lincei attivo in quegli anni) che designava l’investigazione scientifica dei fenomeni extranormali e termini ancorati a tristi cronache coeve (la eugenica sia perché ereditaria (sic) sia come problema della razza e giusto per chiarire il concetto si collegano due ulteriori voci come degenerazione e razza), significativo che non ci fosse il termine (e quindi il “problema”) immigrazione ma solo il termine emigrazione … Importante, per completare il quadro, l’annotazione specifica che la classificazione sarà naturalmente riservata al personale dirigente, richiedendo una competenza, se non assoluta, almeno relativa e un chiaro orientamento sui problemi della medicina sociale. 

2. Il catalogo a schede mobili

Ed eccolo lo “schedario”[2], un cubo di Rubik della conoscenza del tempo sul tema della medicina sociale. Vediamolo nel dettaglio. Anzitutto l’ambizione di copertura ad ampio raggio: venivano schedati non solo i lavori originali ma anche i lavori riassunti o citati nelle opere che la Biblioteca stessa possedeva, i cosiddetti lavori di spoglio. Gli schedari in realtà erano due: uno schedario di schede definite madri la cui redazione era affidata al personale tecnico, presumiamo bibliotecari, ed uno schedario con delle schede definite figlie. Soltanto lo schedario con schede figlie era a disposizione del pubblico, rimanendo lo schedario con schede madri ad uso esclusivo della biblioteca. Peraltro, le schede madri erano disposte nello schedario citando il documento in maniera topografica, ovvero con riferimento alla posizione che il lavoro descritto occupa nella biblioteca: il loro complesso rappresentava quindi una riproduzione della topografia della Biblioteca e lo scopo di questo sforzo viene anche dichiarato: questo tipo di ordinamento consentiva di conoscere immediatamente quale opera si dovesse trovare in un determinato posto anche per segnalare un suo eventuale smarrimento. Ogni opera descritta nella scheda madre conteneva tutte le indicazioni delle schede figlie in modo che fosse possibile rintracciarle tutte insieme. Lo schedario inoltre utilizzava una nomenclatura dei colori associata al livello di descrizione bibliografica per consentire anche visivamente di identificare subito le schede madre dei lavori originali, che erano bianco, e distinguerle dalle schede di colore rosso che invece erano riservate allo spoglio delle opere o dei periodici posseduti. La schedatura non era fatta soltanto per autore o titolo ma, e per evidenti ragioni, anche per località cui si riferiva la materia (non quindi località legata alla stampa dell’opera), e per Ente autore. La schedatura per località in altre Biblioteche non era praticata - a detta dell’estensore della Relazione - se non intendendola come schedatura dei luoghi di stampa e/o pubblicazione. La Biblioteca schedava invece le località in relazione alle materie trattate: tutte le istituzioni sia pubbliche che private (le straniere sotto la voce della nazione), le singole regioni con dipartimenti, province e città ordinate sotto la voce della nazione; per le colonie, facendo eccezione solo per i grandi domini inglesi autonomi, le schede erano agganciate alla nazione colonizzatrice. Per l'Italia si avevano sia colonie che possedimenti e sotto le 94 province venivano raggruppate le istituzioni che vi avevano sede.

3. Il personale

Definito “colto e simpatizzante”, nonché padrone delle lingue straniere, svolgeva attività di assistenza allo studio nonché all’orientamento bibliografico, sia a quanti si rivolgevano a voce (utenti in sede), sia per iscritto, nel qual caso le informazioni bibliografiche assumevano la fisionomia vera e propria di bibliografie strutturate e la biblioteca ne teneva una copia[3]. L'efficacia del servizio dipendeva dalla pratica e dalla competenza del personale specializzato, di ampia cultura generale e con un orientamento specialistico sui problemi della medicina sociale. Proprio riferendosi al personale si fa riferimento al fatto che rispetto alle quattro persone in servizio ne sarebbe stata necessaria anche un'altra[4], nel concreto un usciere che avrebbe dovuto coadiuvare nella ricerca del materiale collocato in maniera scomoda da raggiungere velocemente: immaginiamoci un luogo dove la biblioteca si espande[5] oltre i locali di sua naturale destinazione. La richiesta di personale trovava altresì una giustificazione anche per il fatto che in futuro oltre ad avere scambi ed omaggi - nelle more quindi delle consuete modalità di accrescimento della collezione -  ci sarebbero stati acquisti e, allora, evidentemente il lavoro sarebbe aumentato in proporzione. Viene inoltre ricordato che il personale della biblioteca, grazie anche alle proprie conoscenze linguistiche, veniva spesso utilizzato anche per compiti estranei alle proprie funzioni come, per esempio, l’attività di elaborazione dei dati oppure l'impianto dello schedario di legislazione comparata a cui viene fatto riferimento ma di cui non si è trovata traccia.

4. Acquisti e le acquisizioni

Ettore Levi, fondatore dell’Istituto, aveva costruito il nucleo originario della Biblioteca raccogliendo essenzialmente opuscoli ma aveva piena consapevolezza della necessità di disporre di risorse dedicate per gestire gli acquisti. Non si poteva più confidare solo su doni e scambi perchè il progetto era ambizioso: combattere le grandi malattie sociali e professionali attraverso l’educazione alla salute nella vita e nel lavoro utilizzando gli strumenti di comunicazione ai fini della prevenzione primaria.

5. Lavori ordinari e straordinari

In Biblioteca si lavorava ogni giorno per migliorare i propri servizi: dalla bonifica degli schedari alle pubbliche relazioni con Ministeri ed Istituti cui venivano inviate “circolari”, lettere più verosimilmente, in cui si chiedevano copie delle pubblicazioni a sforzi più contingenti e straordinari come in occasione della preparazione dell'indice ventennale di Difesa sociale.

6. Gli spazi

La Biblioteca viene definita tranquilla e ben organizzata nonché riscaldata. Si auspicava col tempo di poter affiancare la grande sala di cui si disponeva con dei piccoli gabinetti di lavoro un po’ più raccolti dove lo studioso potesse lavorare in piena tranquillità.

7. L’utenza 

Nelle relazioni si registra sempre una grande l’attenzione per l'utenza ma una scarsa propensione al prestito, servizio addirittura considerato agli antipodi rispetto alla mission dell’Istituto: “data la funzione della biblioteca dell'Istituto di costituire cioè un vero e proprio archivio-osservatorio il servizio di prestiti dovrà essere rigorosamente ridotto ad un minimum”. L’utenza aveva comunque un proprio ruolo esclusivo, ossia quello di orientare e coadiuvare il bibliotecario nelle acquisizioni. Il bibliotecario, infatti, tenuto conto delle ricerche svolte dagli utenti e dei loro desiderata, avrebbe formulato delle proposte di acquisto/acquisizione da sottoporre alla Direzione, proposte integrate in autonomia anche grazie alla attenta lettura di recensioni pubblicate nella stampa periodica … nulla di nuovo sotto il sole, ci verrebbe da dire! 

8. La vision

La Biblioteca era stata progettata bene sin dai suoi esordi e quindi non aveva bisogno di sostanziali interventi di modifica. Veniva comunque manifestata la speranza di poter acquistare materiali bibliografici soprattutto perché si stavano prevedendo nuovi servizi collegati alla transizione dell’IPAS in IIMS. Si immaginava infatti un sistema di consulenza e di prestiti a beneficio dei medici e degli ispettorati delle sedi delle case di cura sotto l’Istituto per aiutarli a migliorare la propria cultura attraverso la possibilità offerta loro  di accedere a ricerche bibliografiche che li potessero coadiuvare meglio nelle proprie indagini e nei propri studi.

9. La comunicazione

La Biblioteca viene valorizzata come naturale emanazione di un istituto aperto a tutti e volto a promuovere l'accesso alla conoscenza organizzata.

 

di Chiara Carlucci - INAPP


Approfondimenti:

La Biblioteca dell'Istituto per gli Affari Sociali e le sue raccolte (Fonte: ivi, n. 04)


[1] Interessanti a questo proposito le lastre fotografiche presenti in mostra che aiutano a visualizzare le dimensioni del problema con quella che ante litteram potremmo definire un'infografica, del resto siamo negli stessi anni in cui lavora il famoso medico Fritz Kahn (cfr.

[2] Lo schedario è stato donato insieme alla collezione alla Biblioteca del Ministero della Salute (cfr.)

[3] In archivio sono state rinvenute numerose bibliografie tematiche e su alcune è stata rinvenuta la notazione relativa al richiedente (nome e data).

[4] Dal 1948 al 1954 poco sembra cambiare dal momento che nella Relazione ufficiosa, ivi tra gli allegati, il tema viene ancora affrontato.

[5] Sempre nella stessa Relazione ufficiosa, ivi tra gli allegati tutti facenti parte dell'Archivio IAS, la bibliotecaria sig.ra Federici segnala che ci sono libri in cucina o nella sala buia.

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