Il Monumento nella Grande Guerra

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Il convento di Sant’Agostino, ai tempi della Grande Guerra, viene adibito ad uso militare, in quanto sede del Distretto Militare.

L’intero complesso tuttavia, è oggetto di attenzione e tutela da parte della Soprintendenza per la Conservazione dei Monumenti delle Marche. E’ infatti uno dei sei edifici per i quali vengono applicati lavori di difesa della facciata. Nello specifico viene coperto il portale con un’opera di protezione, simile a quella usata per la chiesa di San Francesco alle Scale, seppure di più modeste dimensioni; si usano muri in laterizi e sacchetti di sabbia (fig. Sant’Agostino 01).

A conferma di ciò, presso l’Archivio di Stato di Ancona è conservata la raccomandata datata 25 novembre 1916 (figg. Sant’Agostino 02-03), nella quale il Soprintendente Bocci scrive al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti di Roma, Corrado Ricci, dicendo di allegare 12 fotografie, due per ciascuno dei sei monumenti protetti dai pericoli della guerra mediante opere murarie e sacchetti di sabbia, “basate su fondazioni anche di non lieve profondità, eseguite in calcestruzzo o cemento”. E tra questi sei viene menzionato anche il portale dell’ex Chiesa di Sant’Agostino.

Circa sette mesi prima, il Soprintendente lo aveva già annoverato tra “i principali edifici monumentali della città di Ancona”, e più precisamente evidenziato tra i più esposti ai danni di guerra (figg. Sant’Agostino 04-06). Sicuramente tale sua collocazione urbanistica, che un tempo ne aveva determinato un grande successo tra il popolo, nonché il suo attuale utilizzo, lo esponevano a maggiori rischi di bombardamenti.