Il monumento nella Grande Guerra
print this pageCome per altre strutture monumentali della città, anche San Domenico, al tempo della Prima Guerra Mondiale è adibito ad uso militare. Nello specifico viene utilizzato come alloggio per le truppe. Nonostante ciò, o proprio in ragione di tale impiego, la tutela dell’edificio e delle opere in esso contenute è oggetto di grande attenzione.
Già prima dello scoppio della guerra, nel febbraio del 1914, il Soprintendente per la Conservazione dei Monumenti delle Marche Bocci segnala al Regio Intendente della Finanza la presenza di un affresco del XV secolo: “L’affresco del sec. XV, di cui da questo ufficio fu notificato il pregio artistico alla S.V. ill.ma con nota del 2 corr., si conserva in una parete della camera n.24 dell’ufficiale addetto alla I Legione della Direzione del Genio Militare, nell’ex Convento di S. Domenico, in questa città” (figg. San Domenico 01-04). In realtà, considerata l’importanza del frammento e il rischio di una sua distruzione, il Soprintendente già nel 1909 aveva chiesto al Ministero dell’Istruzione a Roma il suo distacco (figg. San Domenico 05-07).
Dieci giorni prima del bombardamento di Ancona il Soprintendente torna ad occuparsi, con lettera urgentissima, dell’incolumità delle opere conservate all’interno della struttura, esplicitandone il legame con il suo attuale utilizzo: “tale uso dell’edificio in parola costituirebbe grave pericolo all’incolumità di due dipinti di gran pregio che ivi si conservano, cioè l’Annunciazione del Guercino e la Vergine col Bambino e Santi di Tiziano”. Richiede dunque al Sindaco del Comune di Ancona di spostare in altri locali comunali o comunque di garantire “con adeguate opere conservative la buona custodia dei due quadri sopra indicati, posti per la loro grande importanza sotto la tutela della legge 20 giugno 1909 n. 364” (figg. San Domenico 08-09).
I successivi documenti confermano l’attenzione e l’operosità per la sua messa in tutela. Esso è considerato tra i monumenti più esposti ai danni di guerra nonché uno dei più cospicui edifici della città dorica (figg. San Domenico 10-12). E ancora, in risposta ad una richiesta del Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti Ricci del 27 settembre 1916, il Soprintendente Bocci riferisce con raccomandata del 14 ottobre completando e riassumendo le notizie già date alla Direzione Generale circa i provvedimenti presi contro i pericoli della guerra: il dipinto del Guercino, proveniente dalla chiesa, viene collocato “nella stanza terrena, adiacente alla chiesa di San Domenico, ove si trovano riposti altri oggetti d’arte”, e viene difeso l’ingresso verso la chiesa con sacchetti di sabbia (figg. San Domenico 13-14).
Ulteriore conferma del grande interesse volto alla difesa del patrimonio artistico della città si ha in un articolo del quotidiano “L’Ordine-Corriere delle Marche” del 10 agosto 1917, dal titolo L’opera della Sovrintendenza a’ Monumenti delle Marche durante l’esercizio finanziario 1916-1917 (fig. San Domenico 15) dove viene riportato l’elenco degli interventi di tutela e conservazione attuati dalla Soprintendenza in quegli anni.