Il monumento nella Grande Guerra
print this pageLa Chiesa di San Ciriaco è tra gli edifici maggiormente danneggiati già dal bombardamento del 24 maggio 1915 nonostante sia uno dei sei monumenti difesi mediante opere murarie e sacchetti di sabbia (figg. San Ciriaco 01-02). Nello specifico il protiro viene protetto da una robusta costruzione muraria, con muri in laterizi, sacchetti di sabbia, calcinacci e una solida tettoia; con la stessa muratura in mattoni e riempitura in calcinacci sono coperti anche i due leoni stilofori realizzati in marmo rosso di Verona. Vengono, inoltre, chiuse con murature le finestrelle delle due cripte, poste quasi a livello del piano del piazzale (fig. San Ciriaco 03).
All’alba del 24 maggio 1915 la marina austriaca da il via all’attacco verso la costa dorica e colpisce con ben sette cannonate la Cattedrale e il suo campanile, che svettano sul colle Guasco. I danni risultano subito ingenti: viene distrutta la torricella cilindrica della cupola; l’organo, risalente al XVII secolo del fabbricante Gaetano Callido, è danneggiato insieme ad uno dei piloni della cupola, al tetto ed alla navata centrale. La cappella del SS. Sacramento si presenta gravemente rovinata; vengono scheggiati i marmi del monumento sepolcrale al Beato Girolamo Ginelli, opera dell’artista dalmata Giovanni da Traù; si perdono due dipinti di Filippo Bellini e di Domenico Simonetti, detto il Magatta. La copertura della cappella della Madonna delle lacrime viene distrutta. Nelle navate minori si devono abbattere le volte a crociera perché ormai pericolanti (figg. San Ciriaco 04-14).
Per illustrare la desolazione in cui versa la Chiesa sono scattate alcune fotografie per conto della Regia Soprintendenza per la Conservazionedei Monumenti delle Marche e spedite, mezzo raccomandata urgente, alla Direzione Generale delle Antichità e delle Belle Arti; oltre alle testimonianze fotografiche la missiva riporta i danni prodotti dal bombardamento e una mappa dell’edificio (figg. San Ciriaco 15-19). Un telegramma inviato dal Ministro dell’Istruzione in data 30 maggio 1915 attesta la disposizione data al prefetto della città di predisporre che una guardia sia costantemente presente (fig. San Ciriaco 20).
A partire dal 1919 la Regia Soprintendenzaper la Conservazione dei Monumenti delle Marche si impegna nel restauro dei monumenti lesionati e interviene massicciamente nel ripristino del Duomo di San Ciriaco, il monumento più significativo per la collettività dorica. A partire dal giugno del 1919 vengono ricollocate le opere mobili trasferite, durante il conflitto, in parte nella cripta della Madonna delle lacrime della stessa Cattedrale ed in parte in un locale attiguo della Chiesa di San Domenico (figg. San Ciriaco 21-22).
Nel mese di agosto tuttavia la “Brigata degli Amici dell’Arte” critica fortemente lo scarso impegno da parte della Soprintendenza in merito proprio ai lavori di restauro del Duomo non ancora avviati (figg. San Ciriaco 23-26). E’ necessario precisare che, nel 1916, era stato sollecitato, da parte dell’apparato ministeriale, un sopralluogo per avviare un progetto di restauro del cenotafio del Beato Girolamo Ginelli che, all’epoca, giaceva ancora in stato frammentario e non era stato ricollocato all’interno dell’edificio di culto (fig. San Ciriaco 27). In realtà la Soprintendenza aveva già iniziato a progettare il restauro del monumento come si evince dalle numerose perizie e progetti presenti nei fascicoli del fondo archivistico (figg. San Ciriaco 28-44). Si arriva dunque al mese di novembre del 1919 quando il Soprintendente Bocci scrive alla Direzione Generale per le Antichità e Belle Arti per difendere il suo operato in merito ai restauri condotti poiché, ancora una volta, accusato di inefficienza all’interno di un articolo pubblicato sul “Giornale d’Italia” (figg. San Ciriaco 45-51). La vicenda si conclude nel dicembre del 1919 con l’approvazione da parte della Direzione Generale del progetto di restauro della cappella del Sacramento e del monumento al Beato Girolamo Ginelli (figg. San Ciriaco 52-53).
Grazie all’impegno delle istituzioni e della collettività si arriva quindi alla realizzazione di questo importante restauro.