Federico Fiori detto Barocci, Le stimmate di san Francesco

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DATA: 1594-1595

TECNICA: Olio su tela

DIMENSIONI: cm 360x245

INVENTARIO: INV. 1990 D 81

PROVENIENZA: Chiesa dei Cappuccini di Urbino fino al 1811. Dal 1811-1812 fino al 1826 a Brera. Proprietà dello Stato italiano in seguito alla soppressione dei conventi dopo l’Unità d’Italia (1866). Galleria dell’Istituto d’Arte di Urbino (1866). Nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche dal 1913.

DESCRIZIONE: La tela fu commissionata al Barocci dal duca Francesco Maria II della Rovere ed era destinata alla chiesa dei Cappuccini, a ovest di Urbino. Il tema iconografico delle stimmate di San Francesco era già stato affrontato dall’artista in due occasioni, ma con quest’opera il Barocci raggiunge esiti di grandissima qualità e la particolarità dell’ambientazione scelta ha fatto giudicare il dipinto tra i più bei notturni della pittura italiana tra Cinque e Seicento. L’intensa interpretazione della stigmatizzazione del santo di Assisi si caratterizza per uno straordinario uso della luce. La luce emanata dal serafino e dal corpo di Cristo spezza le tenebre, investe i protagonisti e pone in evidenza alcuni dettagli della scena, come il falco, che, abbagliato di fronte al lampo divino, rimane avvinghiato al ramo, e la chiesa sullo sfondo, da identificare con quella dei Cappuccini e davanti alla quale è raffigurato l’episodio dell’uccisione di Abele da parte di Caino. La luce, inoltre, illumina alcuni elementi del paesaggio, come il sentiero, i massi, le piante della boscaglia e la corteccia degli alberi. Frate Leone, seduto a terra di traverso, abbagliato dalla luce, si copre il viso, in estatico rapimento e medium espressivo tra il proscenio e san Francesco inginocchiato, che allarga le braccia e rivolge lo sguardo al Crocifisso, in attesa del martirio corporale. Francesco si unisce così a Gesù Cristo, sopportando moralmente e fisicamente la passione, con le ferite sul suo stesso corpo.