Palazzo Alliata dei Principi di Villafranca

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La famiglia Alliata possedeva, nel solo territorio palermitano, numerosi immobili, tra cui ricordiamo:

  • Palazzo Alliata di Pietratagliata, in via Bandiera nel centro storico della città;
  • Villa Alliata di Pietratagliata, in via Serradifalco;
  • Villa Alliata Cardillo, in via Faraone;
  • Villa Alliata di Saponara, in via Ciaculli;
  • Casale Alliata, presso Mondello in via Marinai Alliata;
  • Villa Ambleri Naselli, presso Villagrazia di Palermo in via Ambleri;
  • Villa Valguarnera, presso Bagheria, originariamente della famiglia Valguarnera e poi, nel corso della storia,passata alla famiglia Alliata;
  • Palazzo Alliata dei Principi di Villafranca.

L’ultimo palazzo in elenco, quasi certamente tra i più importanti palazzi nobiliari di Palermo, è situato nel rione Albergheria del centro storico della città. Il complesso monumentale occupa l'intero isolato compreso tra il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele) e il vicolo del Panormita e costituisce il lato ovest della scenografica piazza Bologni.

♦ Ubicazione dei palazzi di famiglia nel centro strorico di Palermo

 

Palazzo Alliata di Villafranca - Foto 01Palazzo Alliata di Villafranca - Foto 02

Origini e trasformazioni

Le origini del palazzo vanno ricondotte alla seconda metà del ‘500, quando Don Aloisio da Bologna, Barone di Montefranco, fece erigere la sua “Casa Grande” nel giardino di sua proprietà, localizzato a ridosso delle mura medievali, dal quale si dominava la visuale della città. Il palazzo, data l’influenza e il prestigio di Don Aloisio, avrebbe dovuto costituire un’eredità della famiglia dei Bologna nei secoli, se non fosse che la linea maschile si sarebbe di lì a poco estinta con lo stesso figlio Francesco.

Per tale ragione, dopo circa un secolo dalla sua edificazione, l’edificio venne acquistato, nel 1640, dal Principe Francesco Alliata e Paruta, pretore di Palermo, divenendo così il palazzo simbolo della Famiglia Alliata fin quasi ai giorni nostri. Artefice dell’ampliamento del palazzo fu proprio il principe Francesco Alliata che acquistò anche alcune delle case limitrofe, facendo in modo che l’edificio occupasse quasi tutto il fronte occidentale della Platea Aragona, attuale Piazza Bologni.

Col terremoto del 1751 il palazzo Alliata subì gravi danneggiamenti. Nello stesso anno fu chiamato il noto architetto G.B. Vaccarini a dirigerne il consolidamento e restauro, coadiuvato dagli architetti Ferrigno e Cascione. I lavori, durante i quali si intrapresero la sopraelevazione dell’ultimo piano, la decorazione delle sale di rappresentanza e la trasformazione della facciata, si protrassero fino al 1758.

La facciata principale, molto ampia (50 metri di lunghezza e 22 di altezza), assunse maggiore magnificenza con la realizzazione di due portali simmetrici sormontati da due grandi stemmi gentilizi della scuola del Serpotta, tutt’oggi visibili, e fu enfatizzata dalla considerevole altezza del piano nobile.

La grandiosità della facciata esterna lasciava certamente intuire la ricchezza delle sale interne di rappresentanza, tutte con affaccio su Piazza Bologni. Fu Gaspare Serenario a curare le decorazioni a fresco dei tre saloni, due dei quali saranno poi rovinosamente perduti con gli eventi bellici dell’ultima guerra. Gli stucchi, attribuibili a Bartolomeo Sanseverino e al Ferrigno, sono invece rimasti pressoché indenni e si mostrano oggi con la stessa eleganza barocca del tempo. Da ricordare inoltre il “Salone del Principe Fabrizio”, con soffitto a travature lignee intagliate e dipinte, e i salotti “Verde” e “Giallo” dalle pareti ricchissime, rivestite di zecchino. Per ciascuna sala del palazzo si possono notare i ricchi pavimenti di mattonelle smaltate, le dorature delle porte e delle finestre ed il lussuoso arredamento completato da preziose suppellettili, nonché l’enorme patrimonio pittorico che comprende opere di Mattia StomerAnton Van Dyck e Pietro D’Asaro.

Tale fasto fece per anni da cornice a numerose feste e ricevimenti della vita aristocratica palermitana e anche a un circolo di conversazione molto esclusivo, ma già all’inizio del XIX secolo il Palazzo Alliata si avviava verso un destino di decadenza. I moti del 1820 ne compromisero la stabilità a causa di numerosi danneggiamenti per opera degli insorti.

Anche se gli svelti lavori di ripristino ridonarono stabilità al palazzo, esso apparve cambiato nella sua essenza. Tale percezione fu probabilmente dovuta, in maggior misura, alla conversione degli spazi delle scuderie al pianterreno in botteghe d’affitto. Questo evento, molto comune ad altre importanti case nobiliari, dava l’opportunità alle classi aristocratiche di ricavarne degli introiti sulle locazioni con cui sopperire alle rendite dei feudi lontani, man mano più esigue.

La storia più recente della “casa” è stata segnata da un problematico lascito ereditario, oggetto di un contenzioso tra gli Alliata di Villafranca e il Seminario Arcivescovile che ha ereditato il palazzo, nel 1988, dalla principessa Saretta Correale di Santa Croce, moglie del principe Giuseppe Alliata, morto senza discendenza. Dopo un lungo periodo di declino (la mancanza di manutenzione e lo stato di quasi completo abbandono hanno favorito il formarsi di lesioni sempre più vistose alle pareti, presenza di umidità e esposizione a furti dei preziosi arredi), il palazzo oggi è stato “riscoperto” anche grazie a un gruppo di volontari che hanno assicurato la riapertura al pubblico e all’organizzazione di eventi artistici e musicali al suo interno.

I luoghi del cibo

Sotto l’aspetto distributivo, il palazzo ad oggi conserva molto dell’impianto settecentesco. La ricerca degli ambienti e della distribuzione del palazzo è stata eseguita grazie ad alcune piante di rilievo, riconducibili alla metà del ‘900, realizzate dai tecnici incaricati della ristrutturazione del palazzo. La pianta del piano terra[266] suggerisce che, attraverso due grandi portali di ingresso, ci si immetteva ad una serie di ampi cortili. Qui erano collocati le scuderie per i cavalli, i magazzini per le carrozze e i locali rustici. Sempre al piano terra, sul lato destro del palazzo, erano altresì localizzate le cucine che, molto ampie, si estendevano fino al retrostante vicolo Castelnuovo. La localizzazione delle cucine al piano terra era dettata dall’esigenza di poter ricevere agevolmente le varie derrate - generi alimentari, legna, carbone, ecc…- portate dai carri. Le cucine erano poi collegate attraverso delle scale che permettevano alla servitù di accedere direttamente al piano primo, riservato ai membri della famiglia, e ai vari ammezzati, generalmente di servizio. Le cucine, nei primi anni del ‘900, saranno state dotate di nuovi arredi e nuovi piani cottura, come ci suggerisce un depliant illustrativo di focolari, forni in ferro e stufe, della ditta “Becchi[267] rinvenuto in un fascicolo riguardante un lavoro di restauro dell’intero appartamento.

E’ interessante notare come anche in altri piani del palazzo, come ad esempio al secondo piano nobile[268], vi sia l’indicazione di cucine in alcuni ambienti più minuti. Probabilmente, data la vastità del palazzo, queste cucine di dimensioni ridotte costituivano degli ambienti d’appoggio per la servitù, atti a mantenere in caldo le pietanze da servire.

Negli ammezzati si trovavano diversi stipi, distribuiti per tutta la casa, contenenti ricchi servizi di porcellana, i quali, dovendo servire talvolta fino a cento commensali, erano composti da migliaia di pezzi.

Da evidenziare la collocazione al piano ammezzato[269], tra il primo e il secondo piano, del vastissimo archivio di famiglia, tra i più ricchi della Sicilia, che accentrava la complessa amministrazione dei feudi e conteneva migliaia di documenti. Tale archivio è stato recentemente trasferito, con decreto ministeriale del 1992, presso la sede della Gancia dell’Archivio di Stato di Palermo.

Appare singolare il fatto che la sala da pranzo, fino al XIX secolo, era inesistente poiché vi era la consuetudine di pranzare in stanze della casa sempre diverse, a seconda del numero e del rango degli ospiti. Con le modifiche apportate nel 1800, al palazzo fu infine destinata una sala da pranzo ben definita, situata al piano nobile[270] e rivolta verso il vicolo del Panormita.

Info per il viaggiatore

Visitabile.

Contatti:

FaceBook - PalazzoVillafrancaAlliata
Tel. (+39) 324 071 5043

Bibliografia essenziale

  • UGELLO T., La Sicilia nelle incisioni del Bova, Palermo, Giada, 1983.
  •  CEDRINI R., TORTORICI DI MONTAPERTO G., Intra Moenia. Il repertorio delle dimore nobili e notabili nella Sicilia del 18° secolo, Palermo, Grafill, 2008.
  • GUIOTTO M., I monumenti della Sicilia Occidentale danneggiati dalla guerra, Palermo, Fondazione Banco di Sicilia – Fondazione Salvare Palermo, 2003.
  • LO JACONO G., Documenti sull’attività svolta a Palermo dall’architetto G. B. Vaccarini (1751-1758), in “Arch. St. Sicil.”, 1965-66.
  • RUTA A. M., Da porta a porta, una passeggiata curiosa per l’Albergheria, Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione, 1996.
  • SOMMARIVA G., Palazzi Nobiliari di Palermo, Palermo, D. Flaccovio Editore, 2004.

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